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L'odore di Weimar: considerazioni sull'attuale crisi di governo

    L'installazione Barca Nostra dell'artista svizzero Cristoph Büchel collocata sulla banchina dell'Arsenale di Venezia 

L'esperienza del governo che non era né di destra né sinistra, ma che tutto faceva pur di sembrare il nipotino di Farinacci e Pavolini, pare essere giunto alla sua fase finale. Chi ha portato dal 17 al 34% un imprevedibile sovversivo come Matteo Salvini, ora viene timidamente a bussare alle porte dei partiti di opposizione sapendo che alle prossime elezioni le proprie poltrone saranno dimezzate, se non peggio. E tra questi partiti c'è chi abbocca all'esca e vorrebbe lanciarsi alla rinfusa ad assemblare un "governo dei responsabili". Nessuno può sapere con estrema certezza cosa succederà in futuro, ma non sarebbe assurdo ipotizzare che una scelta del genere potrebbe facilmente portare l'uomo del 34% a governare assieme alla donna del "la nave si requisisce e si affonda" (Giorgia Meloni), se ci va bene, per almeno altri dieci anni, nonché porterebbe tutta l'ala dell'attuale sinistra parlamentare a non avere più possibilità di riorganizzarsi e ricreare una rete in grado di riacquistare il consenso perduto.
Mi sembra oltretutto assurdo e incoerente formare un "governo dei responsabili" per risolvere i problemi creati dal malgoverno Lega-5stelle con gli stessi identici parlamentari e vertici che questi problemi li hanno creati. Si sa che loro sono abituati a dare la colpa al governo precedente, ma Di Maio che da la colpa di tutti i disastri alla "manina del Giggino precedente" mi sembrera troppo perfino per il "movimento del vaffa".
Andare ad elezioni anticipate porterebbe quasi certamente Salvini al governo, ma permetterebbe una riorganizzazione di cui abbiamo disperatamente bisogno. Va ammesso che in questi mesi abbiamo invocato più volte la morte di questo governo, ma pochi, troppo pochi, hanno pensato che una volta morto ci sarebbe stato da proporre qualcosa agli italiani e che un paese non puoi amministrarlo parlando della nutella di Salvini o di quanto sia irrispettoso e di cattivo gusto il ministro dell'interno che si struscia a delle cubiste a ritmo dell'Inno di Mameli. Si, è vero, bisogna indignarsi e indignarsi ancora, ma questo lo possono fare i semplici elettori e militanti, non i vertici dei partiti, loro hanno il dovere davanti ai propri iscritti di fare assemblee, tavoli di lavoro, conferenze e tutto il necessario per trovare delle linee programmatiche su cui creare una narrazione politica, narrazione non solo alternativa a quella salviniana, ma sostanzialmente propria e, soprattutto, identitaria. "Identità", qualcosa che forse in quest'epoca di dinamismo portato alle sue conseguenze più estreme in campo economico e sociale si è pian piano persa, adottando significati che la fanno suonare come qualcosa di lontano, ma che non vuol dire altro che la "nostra anima", i nostri valori, le nostre idee (ideali, in questo caso, mi sembra un concetto troppo avanzato). Quel "qualcosa" che collega al singolo nome tanti concetti e idee, come se uno dicendo "Sinistra" dicesse allo stesso tempo tutto quello che vogliamo e crediamo.
Insomma, non si può andare a governare senza sapere con estrema chiarezza per quali scopi si vuole governare. Bisogna sciogliere ogni riserva e dire che noi siamo quelli che vogliono rimettere al centro del dibattito politico le persone, che vogliono ridurre le disuguaglianze economiche, che vogliono una rivoluzione culturale e sociale femminista, che tuteleranno i diritti civili ottenuti sino ad oggi perché su questo non faremo un passo indietro, che vogliono fare come molti altri paesi europei e attuare una vera e propria rivoluzione incentrata sull'ecologismo, che vogliono valorizzare la ricerca scientifica e il mondo della scuola, che rispettano e promuovono i valori che festeggiamo il 25 aprile, che credono veramente di vivere in una nazione il cui inno nazionale inizia con le parole "Fratelli d'Italia" che ancora oggi ci richiamano quei valori su cui si basa tutta la nostra cultura fatta di uguaglianza e solidarietà che ci ha donato i martiri della Repubblica Romana, Giacomo Matteotti, Don Milani, Giovanni Falcone, Giulio Regeni, Silvia Romano e tanti altri.
Quindi si, io sono favorevole all' "ammucchiata rossa", come è stata definita da Libero, ma questa dovrà avere le idee chiare, dovrà essere nelle strade con chi da anni lotta contro le disuguaglianze sociali, dovrà essere alle Camere per approvare leggi che mettano in atto il motto "prima le persone", dovrà combattere ogni giorno perché tanto ha fatto per meritarsi di ripartire dalla melma. Se avremo fatto questo, saremmo capaci di difendere i diritti conquistati, di curare l'infezione nera che sta ammorbando il vecchio continente e di poter passare la tempesta, se fosse necessario per anni, se fosse necessario da soli (citando Winston Churchill). Con questi scopi accetterei perfino un'alleanza con la carcassa del M5S, ma non finché a dare il proprio voto in aula saranno le stesse mani sporche che hanno votato il Decreto Sicurezza Bis e gli altri provvedimenti della banda di Salvini, nonché gli stessi dell'impeachment al Presidente della Repubblica.
Se l'idea sarà invece quella di salvare il salvabile e di vedere quello che si raccatta, possiamo affermare che la sconfitta sarà certa poiché le folle elettorali hanno già dimostrato di non essere interessate a funzionari di partito messi lì per prendere decisioni importanti. Se si intraprendesse una strada del genere, poiché la situazione nazionale richiederebbe già adesso misure urgenti di salvaguardia, è quasi certo che le componenti politiche di un tale governo verrebbero viste da una consistente parte di italiani come le sentinelle dei "poteri forti", gli "amici di Bruxelles" e in un balletto gli "amici di Maria" passerebbero dal 34 al 45% e a quel punto potremmo aspettarci di tutto.
In secondo luogo non c'è da sottovalutare il malcontento che si genererebbe dall'esclusione del "capitano" da un possibile governo, cosa che invece mi sembra che venga fatta da molti a cuor leggero. Il fandom di Salvini è composto da una consistente fetta di esaltati che hanno già dato prova di poter scatenare violenza e il "capitano" questo lo sa bene. Sonda il terreno con frasi come "datemi pieni poteri", "se voi siete con me, io tiro dritto", "voi cosa fareste al mio posto", frasi che possono sembrare soltanto sintomo di narcisismo, ma che invece servono a chi le pronuncia a capire fin dove può spingere i propri seguaci e quali sono i limiti che loro stessi gli impongono. Siamo chiari: non credo che Matteo Salvini aspiri a fare Mussolini 2.0, sa bene che ci sono fattori internazionali molto più forti del pizzaiolo di Trastevere che una volta mi disse che se Salvini gliel'avesse chiesto mi avrebbe tirato "due sleppe" per mettermi in riga, ma sa anche che nella stessa Unione Europea un uomo è riuscito a limitare i diritti democratici sanciti dalla costituzione di quel paese creando uno stato fortemente autoritario; quest'uomo si chiama Viktor Orban. Ora visto che già con i due decreti sicurezza, oltre che condannare a morte centinaia di naufraghi, da ministro dell'Interno Salvini è riuscito ad attaccare di fatto anche le libertà di manifestazione, mi sembra azzardato rischiare di consegnare a lui e alla Meloni un plausibile consenso senza precedenti perché si voleva fare un "governo di quelli bravi" anche se di fatto l'appoggio dei votanti, secondo i sondaggi, potrebbe superare quello attuale di Lega e FdI, ma si presenterebbe estremamente frammentato e suddiviso tra aree politiche per ora inconciliabili.
Le strade che ci si mostrano davanti sono dure e impervie, ma non esistono scorciatoie. L'infezione può essere curata, ma bisogna dare tempo all'organismo di sviluppare gli anticorpi, poiché un vaccino iniettato rapidamente e senza sufficienti garanzie di successo rischia di far implodere il corpo, nonché di prosciugare le risorse disponibili per la cura.
Pensare che pochi giorni fa camminavo tra i saloni della Biennale d'Arte di Venezia e scoprivo artisti di tutto il mondo che avevano affrontato i temi della diversità, dell'integrazione, dell'identità e molto altro. La cosa che stupiva, pensando a come vengono gestite queste questioni nel dibattito politico, è che da queste sale passava un solo e unico messaggio: l'unica cosa che lascerete di voi sarà l'odio che avrete seminato.
Ricordo che mentre guardavo questa installazione di Cristoph Büchel dal nome "Barca Nostra", realizzata con il relitto del peschereccio coinvolto in una traversata del Mediterraneo dove persero la vita circa mille persone, pensavo solo a questo e che, alla fine, dall'altra parte di quel relitto, al di là della portata del nostro sguardo, qualcuno era con noi.

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