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Marcia Perugia-Assisi: non c’è pace senza solidarietà


Di Giulia Marinai

Tra striscioni, bandiere e canti popolari, la Marcia per la pace Perugia-Assisi, tenutasi domenica 7 ottobre, ha visto la partecipazione di 100 mila persone, tra uomini, donne, anziani e bambini.

Il corteo, che ha percorso circa 25 km, ha sfilato in nome della libertà, speranza e fratellanza di un popolo, il cui pluralismo è sempre più compromesso da ideologie e sentimenti collettivi di odio e discriminazione.

In una società dominata dall’intolleranza e dalla diffidenza, non sono poche le persone che hanno il coraggio di ribellarsi e far sentire la propria voce: testimonianze di violenza, sia fisica che psicologica e racconti di fughe da guerre atroci hanno avuto un posto di primaria importanza all’interno della giornata di domenica, ricordando a tutti quanto sia essenziale il lottare per la tutela dei diritti fondamentali.

L’ampia partecipazione all’evento ha permesso a persone di ogni luogo ed età di incontrarsi, conoscersi, confrontarsi e, soprattutto, di intraprendere un cammino insieme e lanciare un messaggio di speranza: solo mettendo da parte le insicurezze e la sfiducia in noi stessi ed unendo le nostre forze, potremo dare un contributo per migliorare il mondo in cui viviamo.

Questo ideale ha trovato un’ulteriore conferma nel tempo atmosferico di domenica: chi marciava ha inizialmente affrontato con determinazione la pioggia, riparandosi sotto giacche impermeabili ed ombrelli; passato questo primo momento di difficoltà, il cielo si è schiarito ed è uscito il sole, che ha conferito alla giornata un’aura quasi ascetica ed estatica.

Il raggiungimento della meta non ha simboleggiato solo la fine di un percorso, ma, soprattutto, l’inizio di un rapporto più consapevole con noi stessi e con le nostre capacità, e la maturazione di un sentimento di solidarietà e fratellanza nei confronti del prossimo: “Uomini, pace! Nella prona terra troppo è il mistero; e solo chi procaccia d’aver fratelli in suo timor, non erra.” (Giovanni Pascoli, "I due fanciulli", Primi Poemetti, 1907)

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