di
Enrico Bruni
Il
29 giugno scorso, nella sua prima ricognizione sopra il Mediterraneo, la
missione Seabird avvista un relitto nella zona SAR libica: sopra quella
che sembra una monocroma bandiera blu si affaccia un gommone in parte
inabissato, uno di quelli che solcano sempre le retoriche dei vari politici, su
di esso un corpo livido lotta ancora tra salvezza e abisso. Passano i giorni,
le ong inviano più volte alert agli Stati costieri, ma nessuno è ancora andato
a recuperare il corpo dell’uomo. Immobile la guardia costiera libica che
avrebbe il dovere di presidiare la propria SAR, compiacenti le capitanerie di
porto italiane e maltesi.
Gli
interrogativi che la foto scattata da Seabird evoca sono tante. La prima
volontà è quella di voler riscattare la dignità umana di quest’uomo e ci
chiediamo di conseguenza chi fosse, di quali vicende fosse stato testimone,
nonché quale fosse la sua storia. Poi però non possiamo tirarci indietro di
fronte ad una riflessione più ampia: se l’Unione Europea con i propri stati
membri non avesse abbandonato qualsiasi forma di controllo del Mediterraneo,
delegando ad un paese instabile la salvaguardia della vita umana sulla rotta
marittima più trafficata per il Vecchio Continente, nonché screditando il ruolo
delle missioni delle ong, definite perfino “taxi del mare”, forse oggi quel
migrante avrebbe potuto rispondere alle nostre domande. Non sappiamo se le
varie capitanerie di porto abbiano aspettato l’arrivo di uno di questi “taxi”,
la foto però è chiara e ci dice che non esistono taxi del mare. È chiaro che la
fortezza Europa ha scelto la rotta su cui si consuma la perdita dei propri
valori e della propria cultura millenaria. La foto che ci troviamo oggi a
guardare con orrore non è infatti che l’ultima testimonianza di una tragedia
umana fatta di campi di prigionia, naufragi e sfruttamento davanti alla quale
le nazioni europee hanno scelto la strategia del laissez-faire.
Fa
male vedere queste immagini proprio nei giorni in cui il parlamento italiano
vota a favore del rinnovo dei finanziamenti alla Guardia Costiera libica. Come
detto da uno dei due nuovi commissari del Partito Democratico pisano, Valerio
Fabiani, “la scelta di rifinanziare la Guardia Costiera libica è stato un grave
errore del parlamento italiano e anche del nostro partito”. Infatti, questo è
successo: contro il parere negativo dell’Assemblea del Partito Nazionale, il
gruppo parlamentare del PD, ad eccezione di otto deputati (Laura Boldrini,
Barbara Pollastrini, Giuditta Pini, Fausto Raciti, Chiara Gribaudo, Luca Rizzo
Nervo, Enza Bruno Bossio, Matteo Orfini), ha votato come il centro destra e il
Movimento 5 Stelle. Questo voto vuol dire continuare a sostenere con i soldi
degli italiani torture, violenze sessuali e omicidi che quotidianamente si
verificano sul territorio libico. La storia del nostro paese impone che ogni
azione di politica estera sia sempre orientata alla difesa e all'estensione dei
diritti umani, ma con questo voto il nostro Stato continua ad essere complice
di questi crimini.
L’Europa
deve tornare ad essere terra di speranza e di coraggio di fronte alle sfide
della contemporaneità, non possiamo in alcun modo delegare i nostri compiti a
terzi. Abbiamo le forze per cambiare il mondo, le energie per solcare i mari e
dominare il futuro. Il nostro partito deve essere all’altezza di questo compito
per accompagnare il paese verso una sempre maggiore integrazione europea, deve
essere in grado di segnare una discontinuità con chi in questi anni ha voluto
soltanto immobilizzare un intero continente con scetticismi e campagne d’odio,
ma soprattutto deve partecipare ad un processo transnazionale per riportare al
centro delle politiche europee le persone con le loro vite. L’Europa o onora la
sua storia e i propri ideali o non è.
Oggi
l’Europa è su quel gommone trascinato dalla corrente, andiamo a recuperarla!

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