Di Penguin
Voglio raccontare una storia. Parla di un ragazzo: Mirco. Mirco ha 20 anni e si è sempre interessato dei problemi del mondo. Legge i giornali, approfondisce le notizie, conosce la situazione del suo (bel) paese e dell’organizzazione sovranazionale in cui è nato e cresciuto, ma anche delle zone più disastrate e povere del mondo, come il Medio Oriente, il Sud America, l’Africa Settentrionale.
Quando ha iniziato? Non presto come alcuni, rari, coetanei che già a 14 anni partecipavano agli incontri del collettivo della sua scuola o si univano a gruppi politici di vario genere, ma comunque prima di molti altri che fino a 18 anni non hanno mai aperto un giornale. La prima notizia che ha approfondito risale all’8 gennaio 2015, un fatto di importanza globale per la società di oggi risalente al giorno prima.
Da lì ha iniziato ad approfondire e ha “annusato” l’aria del Medio Oriente, poi la crisi siriana e da lì una lunga catena di argomenti dalle lotte del Medio Oriente alla politica statunitense, dalla Russia alla propaganda di massa, dalle lotte sociali a quelle per l’affermazione dei diritti delle donne, andando ad analizzare ogni parte dell’attualità.
Ha impiegato molto tempo, ma alla fine si può dire che Mirco sapesse tante cose.
Mirco parlava spesso dei problemi di attualità a scuola, in famiglia, con gli amici, in palestra, tanto che tutti lo vedevano come il massimo esperto del mondo e della società, il guru dell’attualità. Ma Mirco non era questo e lo sapeva.
Mirco si considerava solo un ragazzo che aveva cercato di non guardare solo il mondo del suo cortile, e perciò si poneva al di sopra degli altri, di coloro che non si informavano e sprecavano il loro tempo a pubblicare foto sui social o a guardare Reality Show di dubbio carattere culturale, senza porsi il problema delle crisi globali, ma per questo tendeva anche ad invidiarli.
Dopo un po', una forte angoscia iniziò a crescerli dentro: sentiva il peso e la responsabilità di quei problemi come se fossero la spada attaccata al crine di cavallo sulla sua testa. Non sapeva come uscire da questa situazione: viveva in una stanza buia, aveva una torcia, ma non riusciva a capire che doveva usare l’interruttore per accendere la luce e dissolvere l’oscurità che lo circondava.
Questa situazione durò a lungo, fino alla fine dei suoi 19 anni.
Poi, in un giorno che non esiste, Mirco ha incontrato la persona che avrebbe cambiato la sua ottica: Vito.
Vito e Mirco si incontrano per caso, iniziano delle profonde conversazioni sull’attualità e varie questioni etiche e morali e vanno subito d’accordo, formando un legame sempre più stretto nel tempo, fino a diventare particolarmente intimo. Con il tempo Mirco riesce a delineare il carattere di Vito: pensiero sicuro, progressista, critico e politicamente attivo.
Qui Mirco trova l’interruttore.
Mirco capisce che tutte le sue conoscenze sull’attualità sono inutili senza una sua partecipazione in essa. Nei tempi della storia, ogni crisi viene inevitabilmente superata e la società si evolve, pensava Mirco. Ma con Vito capisce che certe cose cambiano solo se qualcuno vuole cambiarle: pochi coraggiosi che lottano per tante pecore.
Ma l’iniziale felicità per la conquista di tale scoperta viene presto distrutta da una verità devastante: Mirco capisce di essere stato, fino a quel momento, lui stesso una pecora. Anzi peggio, una pecora collaborazionista, che conosce i mali ma ha sempre preferito voltarsi dall’altra parte nella convinzione che qualcun altro avrebbe risolto il problema.
Una visione vuota, una vita schiava della paura e della pigrizia.
Mirco non si chiama Mirco, e neppure Vito si chiama così, ma esistono e la storia è vera, e non è la storia di un solo ragazzo, ma di altri milioni di persone, di pecore che hanno venduto la propria dignità per una vita “in pace”. Milioni di ignavi che leggono un paio di giornali e si credono un élite culturale, ma non vedono come la loro passività stia alimentando ciò di cui si lamentano.
Una frase molto usata nella propaganda che potrebbe star bene in un testo come questo direbbe:
Io sono Mirco, voi siete Mirco, Noi siamo Mirco
Ma sarebbe falso. Loro non sono Mirco, Voi non siete Mirco, Tu non sei Mirco.
Mirco ha capito come dare senso alla propria vita, lottando ciò di cui fino ad allora si era solo lamentato. Loro non sono Mirco, ma possono imitarlo; anche se l’interesse non pare crescere sugli alberi e la pigrizia e la paura di compiere scelte e sacrifici si diffonde come un’erba infestante.
Perché scrivo questo? Penso che le notizie di questi giorni lo spieghino perfettamente, e per farlo capire al meglio vi dirò due cose, due numeri: 33 e 47.
Il primo rappresenta la percentuale di consenso della Lega, in base alle ultime statistiche, mentre la seconda indica la percentuale di assenteismo alle urne alle recenti elezioni in Abruzzo. Invito a pensarci.
Ora scusate ma mi hanno appena mandato il link di un video di gatti che si spaventano guardando le zucchine e non vorrei perdermelo.

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